Le “Cure Alternative”: riflessioni del Dr. Marco Alberti Medico Chirurgo Specialista in Oftalmologia.

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Il corpo umano è una macchina complessa che non è tuttora compresa nella sua globalità di funzionamento. Siamo un intreccio di vibrazioni, interazioni chimiche, fisiche, elettriche e luminose catalizzate da una serie di funzioni vitali superiori dove le emozioni giocano un ruolo fondamentale.  La ricerca dedicata ai fenomeni biologici è vasta ed in continua espansione mossa da desideri contrastanti, legati al desiderio di salute da una parte e ai vantaggi economici dall’altra.

Il medico ha in realtà sempre meno voce in capitolo su tutto questo perché gli interessi in gioco si muovono a livelli irraggiungibili per i medici: molte cure efficaci ma troppo semplici sono state cassate per la scarsa redditività.

 

Rimedi usati da centinaia di anni sono praticamente vietati o inutilizzabili per veti burocratici e vincoli artatamente complicati, ma qualcosa comincia a muoversi.

L’ultimo nobel per la medicina è stato conferito alla Dottoressa Youyou Tu per aver dato una svolta alla cura per la malaria utilizzando una sostanza già nota nella tradizione popolare cinese per la cura di varie patologie e ricavata da fiori. La cura si è dimostrata molto più efficace di altri antimalarici di origine sintetica largamente impiegati.

L’omeopatia usata in india come medicina per i poveri è stata ripresa da un medico tedesco —- tale Reckwweg- e riformulata per renderla più fruibile e più semplice, adatta alla mentalità medica moderna ed è stata battezza “omotossicologia”.

 

Il concetto base di una cura è permettere all’organismo di ritrovare la sua omeostasi o equilibrio. Tutta una serie di tecniche cosiddette “alternative” hanno in realtà uno scopo simile sebbene sembrino diverse:  si cerca di agire ad un livello differente rispetto a quello chimico molecolare dei farmaci cosiddetti tradizionali. Il ragionamento non farebbe una grinza se non mancasse il dato fondamentale: il sistema scientifico non si adatta a dimostrare un meccanismo di causa effetto che non sia fondato su molecole, energie misurabili e reazioni chimiche.

Non comprendiamo che, omeopatia, agopuntura, magnetoterapia, naturopatia, fanghi, cure termali e osteopatia – per citare le materie più in voga – sono tutti sistemi di cura “mal misurabili” che hanno effetti noti da anni e che agiscono con meccanismi analoghi che potremmo chiamare vibrazioni o armonizzazione del complesso corpo-vita- anima.

Tutti avrete visto le famose mappe dei meridiani cinesi che in un intreccio indissolubile rendono interdipendenti organi tra di loro apparentemente divisi. Su questi meridiani si basa l’uso dell’agopuntura che tra le varie tecniche alternative gode di una credibilità elevata. Di questi meridiani, la cui impedenza elettrica viene misurata con tecniche di elettroagopuntura, non esiste alcuna dimostrazione scientifica. Verrebbe da pensare che una tecnica usata in Cina da centinaia di anni potesse in qualche modo sollecitare la curiosità di qualche ricercatore ‘moderno’ al fine di dimostrare con qualche metodica fisica nota che a livello dei meridiani esistono condizioni elettriche differenti tali da permettere di visualizzare i meridiani stessi. Ecco: non esiste nulla di tutto ciò.

 

Nella nostra civiltà prevalgono gli atteggiamenti calcistici: ognuno sposa la sua squadra e non riesce a veder oltre; è per questo che illustri scienziati continueranno a sparlare di ciò che non sanno per una innata tendenza ad essere in realtà un tifoso di una determinata scienza, come i bambini a scuola che amano la chimica e odiano la fisica che in realtà sono le due facce della stessa medaglia.

 

Rimane il fatto che, se volessimo far bene le cose cercando di ricreare l’armonia persa in quella persona,  i sistemi messi in atto dal medico dovrebbero esser dedicati a questo scopo senza pregiudizi.

 

Il soggetto malato può essere malato grave per cui il tempo gioca contro, pertanto un intervento ponderale e forte come un antibiotico diventa inevitabile per evitare danni irreparabili. Quando poi tolta l’infezione principale abbiamo continue ricadute o equilibri precari il medico deve comprendere che è ora di cambiare sistema che bisogna semplificare l’equazione e cercare di portare il sistema in equilibrio.

 

La tendenza attuale è quella di standardizzare la cura: trovare linee guida ripetibili e sicure che ci permettano di giustificare il nostro operato davanti a giudici ed avvocati. Le linee guida sono tali se funzionano bene nel 70-80% di casi simili, ma l’altro 20-30%? Si potrebbero chiamare “danni collaterali”, ma tali non sono. Sono persone diverse con reazioni diverse.

La medicina moderna soffre ancora di un empirismo intrinseco elevato come nel Medioevo, ma a differenza di quel periodo, dove si invocavano gli spiriti maligni, oggi crediamo di poter spiegare tutto con le nostre  competenze scientifiche, spesso però non ancora sufficienti. Quante volte mi sento dire dai pazienti “…ho fatto tutti gli esami possibili… ed è tutto a posto ma sto male”. Sarebbe più corretto dire  “..abbiamo fatto alcuni esami per escludere le cause più probabili ma non abbiamo trovato nulla che possa essere considerata la causa del suo male con buone probabilità”. La differenza non è poi così sottile.

 

La medicina e la chirurgia moderna hanno fatto passi da gigante nel trattamento delle fasi acute gravi o gravissime. Tuttavia la medicina moderna cura un diabetico facendogli assimilare sempre più zuccheri perché curare col digiuno e con diete severe è troppo difficile o addirittura non è etico secondo una visione molto particolare dell’etica.

Insomma se il medico e il sistema di cura diventa parte di un sistema ‘produttivo’ autoreferenziale questo tenderà inevitabilmente ad auto mantenersi con il minimo sforzo possibile diventando a sua volta una fenomeno patologico.

 

A questo punto come si può continuare a dare un servizio utile ai pazienti? A parte una rivoluzione culturale da molti auspicata – ma che porta in se il germe del fallimento proprio perché si chiama rivoluzione – bisogna imparare dall’esperienza e riprogettare un rinnovamento graduale di tutti gli individui dando loro gli strumenti per avere corpi e menti più in armonia con se stessi e il resto del mondo.

 

Questo è l’omeopatia e tutto quanto ad essa riconducibile: l’uso di piccole dosi di sostanze o energie piccolissime che con meccanismi, ancora in parte sconosciuti, aiutano il nostro organismo e la nostra mente a ritrovare un equilibrio che ci faccia stare bene.

 

L’equilibrio deve essere globale per cui tutti i medici sono chiamati, per la parte che li riguarda più da vicino, a collaborare con mente aperta, al processo di guarigione del proprio paziente.

 

Per quanto riguarda il nostro ambito che sono gli occhi e la vista vorrei fare alcuni esempi: le disarmonie innescate da alterazione dei processi visivi possono essere importanti e hanno radici profonde in una enorme quantità di cause che vanno tenute in conto e vanno affrontate seguendo un percorso di semplificazione che parte dal problema che affligge il paziente e che risale lungo una serie di cause effetto a volte molto complessa e a volte semplice e veloce.

Dopo i 45 anni di età molti sono afflitti dal problema di non riuscire più leggere da vicino: e’ un fenomeno noto chiamato presbiopia che si risolve con un piccolo occhiale da vicino. In alcuni casi, se la persona in oggetto è lievemente miope, penserà di essere immune da questo processo di invecchiamento perché continuerà a leggere da vicino fino a 50 anni, ma sarà talmente abituato a vedere malino da lontano da non rendersene neanche conto. I suoi equilibri saranno dunque spostati rispetto al resto delle altre persone ed il suo mondo normale equilibrato sarà il mondo a media distanza e non quello lontano.

Un equilibrio differente non è un equilibrio sbagliato: è solo diverso.

 

L’invecchiamento è un processo para fisiologico che al momento è inevitabile, ma che tanti vorrebbero evitare. Vediamo tuttavia persone anziane serene e in pace con se stesse, e persone anche meno anziane che vivono peggio perché non hanno raggiunto mai (oppure hanno perso) i loro equilibri interiori.

 

Quello che vorrei dire, in pratica, è che la medicina dovrebbe essere la scienza dell’equilibrio. Non importa come lo si raggiunga: l’importante è trovarlo ed in questo che penso che l’omeopatia, come l’agopuntura e le altre pratiche non convenzionali, siano una soluzione già pronta e sperimentata. Piccoli cambiamenti con piccolissime dosi per riequilibrare anche masse o pesi grandissimi. Tutto può essere omeopatico: una lente a contatto per un difetto visivo quando gli occhiali rendono una persona infelice ed impacciata, una goccia di fisiologica perché le lacrime artificiali alle lunghe danno fastidio, un colloquio con lo psicologo, 10 gocce di valeriana dopo un brutta notizia o 10 gocce di valium dopo una bruttissima notizia, un trattamento omeopatico drenante per eliminare le tossine dall’organismo e ottenere di nuovo l’effetto di un antidolorifico per il mal di schiena.

Ripensiamo alla nostra salute come se fosse un funambolo che passeggia o fa evoluzioni sulla fune: tutto dipende dall’armonia e dall’equilibrio. Bastano piccole distrazioni per cadere. Non dimentichiamo che funamboli non si nasce ma lo si diventa solo con tanto allenamento e dedizione. Bisogna imparare a curarsi e a farsi curare.

 

Dottor Marco Alberti

Medico Chirurgo Specialista in Oftalmologia

Dir. San. Centro Medico Italiano

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